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  • Stallo della filiera dell’alluminio in Sardegna: la situazione attuale

    Stallo della filiera dell’alluminio in Sardegna: la situazione attuale

    In Breve

    Qual è la situazione attuale della filiera dell’alluminio in Sardegna?
    La filiera è in stallo, senza progressi dopo due incontri al Mimit.
    Cosa sta succedendo con Eurallumina?
    Eurallumina è ferma dal 2009 a causa di sanzioni e congelamento dei fondi.
    Quali sono le prospettive per Sider Alloys?
    Sider Alloys deve superare nodi irrisolti per riprendere la produzione.

    La filiera dell’alluminio in Sardegna si trova attualmente in una fase di stallo, come emerso dagli ultimi due incontri tenuti martedì presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Le discussioni hanno coinvolto due aziende chiave, Eurallumina e Sider Alloys, entrambe collegate nella catena produttiva ma con situazioni distinte.

    Eurallumina, controllata dal gruppo russo Rusal, ha interrotto l’attività di trasformazione della bauxite in allumina dal marzo 2009. Questa interruzione è stata aggravata dal congelamento dei fondi a causa delle sanzioni imposte alla Russia, con Rusal che ha sospeso erogazioni verso la controllata per circa 2,4 milioni di euro al mese. Inoltre, un piano di rilancio da oltre 350 milioni di euro è attualmente congelato.

    I sindacati hanno espresso un giudizio negativo sui recenti incontri, evidenziando ritardi nella gestione delle risorse destinate agli interventi ambientali e alle esigenze amministrative ordinarie. Le difficoltà di comunicazione con Rusal continuano a rappresentare un ostacolo significativo. In risposta a questa situazione, il Mimit ha avviato un approfondimento giuridico-legislativo per valutare le condizioni per una possibile amministrazione controllata e la nomina di un commissario ad hoc.

    La Regione Sardegna sta sollecitando un passaggio da una gestione emergenziale a una strategia industriale che possa garantire competitività, continuità produttiva e occupazione. È stato proposto di continuare il dialogo con l’attuale proprietà, ma anche di predisporre un piano alternativo e valutare soggetti terzi per assicurare la continuità dello stabilimento e favorire nuovi investimenti.

    Per quanto riguarda Sider Alloys, che ha rilevato lo stabilimento di Portovesme, dove veniva prodotto alluminio in pani e billette dall’ex impianto Alcoa, la questione della ripresa produttiva è ancora aperta. È necessario superare alcuni nodi irrisolti, aggiornare il piano industriale e sbloccare rapidamente l’Autorizzazione integrata ambientale.

    Inoltre, sul piano energetico, si sottolinea la necessità di non lasciare il prezzo dell’energia esclusivamente alla trattativa commerciale tra operatori. È fondamentale definire una politica strutturale che garantisca condizioni energetiche adeguate per la competitività a livello europeo.

  • Le difficoltà dei produttori di barre in acciaio inox dopo la nuova salvaguardia Ue

    Le difficoltà dei produttori di barre in acciaio inox dopo la nuova salvaguardia Ue

    In Breve

    Quali sono le conseguenze della nuova salvaguardia Ue per i produttori di barre in acciaio inox?
    I produttori non hanno registrato miglioramenti significativi nelle attività e nella raccolta ordini.
    Qual è il principale concorrente dei produttori europei nel mercato dell'acciaio inox?
    L'India è il principale concorrente, avendo aumentato le sue esportazioni.
    Cosa chiedono i produttori di barre in acciaio inox alla Commissione Europea?
    Chiedono una revisione della soglia di riduzione del free trade, in particolare per l'India.

    A due mesi dall’entrata in vigore della nuova salvaguardia europea, i produttori di barre in acciaio inox in Italia si dichiarano delusi. Nonostante la misura abbia ridotto di quasi 12 milioni di tonnellate i contingenti di acciaio destinati a Paesi extra-Ue, le aziende non hanno rilevato miglioramenti significativi nelle loro attività e nella raccolta ordini.

    Massimiliano Burelli, amministratore delegato di Cogne Acciai Speciali, ha riferito che gli impianti erano operativi al 70% della capacità produttiva prima dell’estate e sono rimasti intorno a quella soglia. Le imprese contestano che la revisione dei contingenti, pur avendo come obiettivo una riduzione media del 44% del flusso di importazioni, ha fissato tagli differenziati per le barre in acciaio inox: -56% per il Regno Unito, -41% per la Svizzera e -27% per l’India. Quest’ultimo paese, che ha aumentato le sue esportazioni, rimane il principale concorrente sul mercato europeo.

    Il nuovo meccanismo di assegnazione, progettato per limitare l’operatività di operatori che beneficiano di aiuti di Stato e operano in sovracapacità, non sembra in grado di ridurre in modo significativo l’accesso effettivo dell’India al mercato Ue. Infatti, secondo i calcoli, il volume effettivamente disponibile per l’India calerà solo del 19,8%.

    Una lettera firmata dai principali operatori del settore, inviata alla Commissione Europea lo scorso luglio, non ha ricevuto risposta. Tuttavia, è stata avviata un’interlocuzione con associazioni di categoria come Eurofer e Federacciai per chiedere una revisione della soglia di riduzione del free trade, in particolare per l’India, e un allineamento a quanto fatto per l’acciaio al carbonio.

    Cogne Acciai Speciali, controllata dalla multinazionale taiwanese Walsin Liwha Corporation e con stabilimenti anche nel Regno Unito e negli Stati Uniti, subisce gli effetti della forte regionalizzazione dei mercati. Il Regno Unito ha imposto un dazio d’ingresso del 26% e gli Stati Uniti dazi al 50%, riducendo significativamente l’accesso a quei mercati.

    Nel 2025, sebbene la domanda sia aumentata, è stata assorbita dalle importazioni, erodendo le quote dei produttori europei. Il 2026 presenta risultati leggermente migliori rispetto al 2025, ma rimane sotto il budget, con volumi bassi nel comparto automotive e segnali positivi, seppur limitati, nei settori dell’energia, dell’aerospazio e del nucleare, dove la marginalità è alta.

  • Cresce l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane

    Cresce l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane

    In Breve

    Qual è la percentuale di imprese italiane che utilizzano l'intelligenza artificiale?
    Il 19,5% delle imprese italiane utilizza soluzioni di intelligenza artificiale nel 2025.
    Quale settore ha la quota più alta di adozione dell'AI?
    Il settore dei servizi ha la quota più alta, con il 25,9% nel 2025.
    Qual è il ruolo di Unioncamere nell'adozione dell'AI?
    Unioncamere promuove incentivi e supporto per le piccole e medie imprese nell'adozione dell'intelligenza artificiale.

    Secondo i dati recenti, la quota di imprese italiane che dichiarano di utilizzare soluzioni di intelligenza artificiale è aumentata dal 13,1% nel 2024 al 19,5% nel 2025. Questo segna un passo importante verso la digitalizzazione del sistema produttivo italiano, avvicinando il settore alla soglia di una impresa su cinque.

    La crescita dell’adozione dell’AI è diffusa ma presenta differenze significative tra i vari settori. Il comparto dei servizi si conferma il leader nell’uso dell’intelligenza artificiale, con una quota che è passata dal 19,1% nel 2024 al 25,9% nel 2025. Tuttavia, è l’industria a registrare l’incremento più marcato in valore assoluto, con un aumento dal 6,2% al 13,6%.

    All’interno del settore industriale, le filiere del Made in Italy, come moda, automotive, arredo e agroalimentare, mostrano una progressione significativa. L’adozione dell’AI in queste aree è salita dal 3% nel 2023 al 6,3% nel 2024, fino a raggiungere l’11% nel 2025. Anche il commercio ha visto un aumento dell’adozione, con il 13% delle imprese che utilizzano l’AI, segnando un incremento di 4,2 punti percentuali. L’agricoltura, da parte sua, è passata dal 5,2% all’8,1%.

    Tra i principali fattori che hanno contribuito a questa crescita, emerge la maturità digitale delle imprese. Le aziende che adottano l’intelligenza artificiale hanno un punteggio medio di 2,81 su 4, rispetto a 2,17 delle altre. Inoltre, il 39,3% delle aziende che utilizzano l’AI ha una ricerca e sviluppo completamente automatizzata e integrata tra le funzioni aziendali, contro il 24,1% delle aziende che non utilizzano l’AI.

    Un altro elemento chiave è l’apertura ai mercati esteri: l’11,9% delle imprese esportatrici adotta l’intelligenza artificiale, rispetto al 7,1% delle aziende che operano solo sul mercato interno.

    Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, ha commentato che l’adozione dell’intelligenza artificiale in Italia è ancora in una fase iniziale. Ha sottolineato la necessità di supportare le piccole e medie imprese con incentivi economici, voucher, laboratori di sperimentazione e percorsi di formazione. Tra le iniziative menzionate, vi è la collaborazione con l’Istituto italiano di intelligenza artificiale (AI4I) per creare una rete di consulenze specialistiche dedicate alle PMI.

    In conclusione, l’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta non solo un’opportunità per le imprese italiane, ma anche una sfida, soprattutto per le PMI, che necessitano di supporto per affrontare questa trasformazione digitale.

  • L’Intelligenza Artificiale: Un’Opportunità per le PMI e il Futuro del Sistema Italia

    L’Intelligenza Artificiale: Un’Opportunità per le PMI e il Futuro del Sistema Italia

    In Breve

    Qual è l'importanza dell'intelligenza artificiale per le PMI italiane?
    L'intelligenza artificiale offre opportunità significative per migliorare produttività e innovazione nelle PMI italiane.
    Qual è la crescita prevista del mercato dell'AI in Italia?
    Il mercato dell'AI in Italia è stimato a 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% tra il 2024 e il 2025.
    Quali sono le sfide per l'adozione dell'AI in Italia?
    Le PMI italiane affrontano sfide legate alla mancanza di progetti strutturati e alla necessità di investire in competenze.

    L’intelligenza artificiale (AI) è diventata parte integrante della quotidianità delle imprese italiane, offrendo opportunità significative, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI). Il Forum Ai.Dea, che si svolgerà a Bologna il 16 e 17 ottobre, si concentrerà sul rapporto tra AI e mondo imprenditoriale, organizzato da Confindustria e Nomisma.

    Secondo Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria e di Nomisma, l’AI è accessibile, poco costosa e facilmente adattabile ai modelli produttivi italiani. La sua implementazione ha già portato a miglioramenti in termini di prodotti e produttività, consentendo alle aziende di scoprire nuove soluzioni e percorsi di sviluppo.

    Il mercato dell’AI in Italia è stimato attorno a 1,8 miliardi di euro, con una crescita prevista del 50% tra il 2024 e il 2025. Tuttavia, l’adozione dell’AI avviene a due velocità: mentre l’84% delle grandi imprese ha già acquisito licenze per l’AI generativa, solo l’8% delle PMI ha avviato progetti strutturati. L’Italia si posiziona al diciottesimo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea per quanto riguarda l’adozione dell’AI.

    La capacità dell’AI di offrire prodotti su misura e di occupare nicchie di mercato la rende particolarmente adatta al sistema industriale italiano. Inoltre, l’AI potrebbe contribuire a contrastare il calo demografico e il deficit di competenze, a condizione che si investa in formazione e nello sviluppo di figure professionali in grado di comprendere le esigenze delle imprese.

    Per favorire una maggiore adozione dell’AI, è fondamentale rafforzare la collaborazione tra imprese e università, colmare il divario tra idee e competenze pratiche, e semplificare le procedure attraverso politiche pubbliche che eliminino colli di bottiglia, richiamando l’esperienza delle politiche Industria 4.0 e 5.0.

    Tra gli esempi di applicazione dell’AI, vi è l’uso di istruzioni in linguaggio discorsivo in gruppi con migliaia di programmatori e la possibilità di fornire assistenza medica a distanza in aree a bassa densità di servizi.

    Alberto Tripi, presidente di Almaviva, definisce l’AI come ‘intelligenza aumentata’, sottolineando che, sebbene l’AI sia indispensabile, non può sostituire l’apporto umano. Entrambi gli esperti richiamano l’attenzione sulla necessità di stabilire regole condivise e globali per governare questa rivoluzione tecnologica, limitando abusi come la diffusione di fake news e l’uso improprio dei dati.

    In conclusione, l’adozione dell’AI non è opzionale per le imprese italiane; essa offre vantaggi significativi nella gestione di prodotti, processi e decisioni di mercato. Tuttavia, è necessario investire in competenze interne e collaborare con il sistema della ricerca per formare le nuove professionalità richieste.

  • Cinque citazioni motivazionali per i titolari di piccole imprese

    Cinque citazioni motivazionali per i titolari di piccole imprese

    In Breve

    Qual è l'importanza delle citazioni motivazionali per i titolari di piccole imprese?
    Le citazioni motivazionali offrono spunti pratici e ispirazione per affrontare le sfide quotidiane nella gestione di una piccola impresa.
    Come possono i titolari di piccole imprese trarre vantaggio dal feedback dei clienti?
    Il feedback dei clienti è fondamentale per migliorare prodotti e servizi e riconquistare clienti insoddisfatti.
    Qual è un consiglio per lanciare un prodotto in modo efficace?
    Lanciare versioni iniziali del prodotto rapidamente permette di raccogliere feedback e apportare miglioramenti tempestivi.

    Gestire una piccola impresa è un compito complesso e spesso solitario. I titolari si trovano ad affrontare sfide quotidiane, dall’avvio dell’attività alla gestione delle risorse, fino alla necessità di ascoltare i clienti e affrontare il fallimento. In questo contesto, le parole di grandi pensatori possono fungere da guida e motivazione. Ecco cinque citazioni che offrono indicazioni pratiche per chi è alla guida di una piccola impresa.

    1. “Il segreto per andare avanti è iniziare” – Mark Twain

    Questa citazione ci ricorda l’importanza di non aspettare il momento perfetto per avviare un progetto. Spesso, il timore di sbagliare o la ricerca della condizione ideale possono rallentare il progresso. È fondamentale trasformare le idee in azione, accettando che il percorso imprenditoriale includa tentativi ed errori.

    2. “I clienti più insoddisfatti sono la vostra più grande fonte di apprendimento” – Bill Gates

    Il feedback dei clienti è una risorsa preziosa per migliorare prodotti e servizi. Anziché considerare le critiche come attacchi, i titolari di piccole imprese dovrebbero vederle come opportunità per riconquistare clienti insoddisfatti e affinare la propria offerta.

    3. “Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale: conta il coraggio di continuare” – Winston Churchill

    Questa riflessione sottolinea che sia i successi che i fallimenti sono transitori. La chiave per un imprenditore di successo è la perseveranza e la capacità di continuare a impegnarsi, indipendentemente dagli ostacoli che si possono incontrare lungo il cammino.

    4. “Consegna sempre più di quanto ci si aspetti” – Larry Page

    Sovraperformare rispetto alle aspettative dei clienti è una strategia efficace per fidelizzarli. Tuttavia, ciò richiede una maggiore attenzione ai costi di acquisizione e una pianificazione strategica, per garantire che le risorse siano allocate in modo efficiente.

    5. “Se non sei imbarazzato dalla prima versione del tuo prodotto, hai lanciato troppo tardi” – Reid Hoffman

    La velocità nel lanciare versioni iniziali di un prodotto è cruciale per raccogliere feedback reali. Le piccole imprese possono trarre vantaggio da questa agilità, a differenza delle grandi aziende che spesso impiegano molto tempo per testare i loro prodotti. Essere pronti a modificare e migliorare sulla base delle reazioni dei clienti è un vantaggio competitivo significativo.

    In conclusione, queste citazioni non solo ispirano, ma offrono anche spunti pratici per affrontare le sfide quotidiane della gestione di una piccola impresa. Ricordare che il percorso imprenditoriale è fatto di esperienze e apprendimento può aiutare a mantenere alta la motivazione e la determinazione.

  • Brt Rivede la Strategia: Focus su Redditività e Crescita Internazionale

    Brt Rivede la Strategia: Focus su Redditività e Crescita Internazionale

    In Breve

    Qual è il nuovo focus del piano industriale di Brt?
    Il nuovo focus è sulla redditività piuttosto che sulla crescita dei volumi.
    Qual è il target di crescita per il 2029?
    Il target di crescita è stato ridotto a una forchetta tra il 10% e il 13%.
    Come sta affrontando Brt la concorrenza nel mercato?
    Brt sta puntando su spedizioni più pesanti e complesse e su servizi a valore aggiunto.

    Brt ha recentemente rivisto il suo piano industriale, noto come piano Galileo, originariamente lanciato nel 2025. Questa revisione segna un cambiamento significativo nella strategia dell’azienda, spostando il focus dalla crescita dei volumi alla redditività. Il target di crescita per il 2029 è stato ridotto dall’originario 20% a una forchetta compresa tra il 10% e il 13%.

    Due anni dopo l’amministrazione giudiziaria, la strategia di trasformazione rimane centrale, ma è stata adattata alle nuove sfide del mercato, tra cui l’inflazione, l’aumento dei costi del gasolio e la crescente concorrenza di operatori a basso costo. Brt ha dichiarato di voler puntare maggiormente sulla qualità dell’offerta piuttosto che sulla quantità.

    Il 2025 si è chiuso con perdite, sebbene i ricavi siano stati leggermente superiori rispetto all’anno precedente. Le stime per il 2026 indicano un fatturato vicino ai 2 miliardi di euro. In un mercato in cui il fatturato per pacco è in calo, Brt intende concentrarsi su spedizioni più pesanti e complesse, cercando un equilibrio maggiore tra le attività B2B e B2C e offrendo servizi a valore aggiunto.

    La trasformazione della filiera ha comportato una drastica riduzione delle società fornitrici, passando da oltre 2.000 a circa 150, e l’internalizzazione di 2.000 operatori di magazzino, accompagnata da controlli periodici. La crescita dell’azienda si orienterà sempre più verso i mercati esteri: dei 220 milioni di pacchi movimentati ogni anno, il 10% è destinato oltre confine. L’integrazione nel network francese Geopost, che nel 2025 ha registrato ricavi per 15,8 miliardi e 2,2 miliardi di consegne, è vista come una piattaforma per supportare le PMI italiane nell’espansione sui mercati europei.

    In Italia, la rete di Brt conta tra 12.500 e 13.000 fermopoint e locker. Il servizio Fresh, dedicato ai prodotti a temperatura controllata, ha raddoppiato il fatturato in un anno, nonostante partisse da volumi contenuti. L’azienda ha anche messo in evidenza l’importanza della sostenibilità dei margini e della dignità del lavoro nella logistica, suggerendo che fermopoint, locker, e una maggiore consapevolezza dei consumatori possono rispondere alla crescente domanda di consegne rapide e a basso costo.

    Un tema ancora aperto è quello dell’incendio avvenuto a luglio nel sito di Bovisa a Milano. Le indagini proseguono, ma non ci sono novità rilevanti sulle cause. I danni materiali sono in fase di quantificazione, mentre l’operatività è tornata a pieno regime. Secondo l’azienda, non ci sono stati feriti e le misure di sicurezza hanno funzionato, e questo episodio servirà a rafforzare i presidi del network.

  • L’Argentina come partner strategico per l’energia italiana: l’incontro tra Confindustria e il presidente Milei

    L’Argentina come partner strategico per l’energia italiana: l’incontro tra Confindustria e il presidente Milei

    In Breve

    Qual è il tema principale dell'incontro tra Confindustria e il presidente argentino?
    L'incontro ha riguardato le opportunità di collaborazione energetica e commerciale tra Italia e Argentina.
    Quali sono le potenzialità dell'Argentina secondo Emanuele Orsini?
    L'Argentina potrebbe ridurre i costi energetici e diventare un fornitore chiave per le imprese italiane.
    Cosa rappresenta Vaca Muerta per l'Argentina?
    Vaca Muerta è una delle principali riserve mondiali di shale gas e shale oil.

    Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha recentemente incontrato il presidente argentino Javier Milei alla Casa Rosada di Buenos Aires, evidenziando le potenzialità dell’Argentina come partner strategico per l’energia e il commercio. Durante l’incontro, Orsini ha sottolineato che l’Argentina potrebbe giocare un ruolo cruciale nel ridurre i costi energetici, un fattore determinante per la competitività delle imprese italiane.

    Orsini ha descritto il clima dell’incontro come “ottimo”, evidenziando le “grandi affinità” e le opportunità di crescita nei rapporti economici tra Italia e Argentina. La questione energetica è stata al centro della discussione, con Orsini che ha dichiarato: “In Italia, il costo dell’energia è attualmente ai livelli più alti degli ultimi due anni. Se vogliamo rimanere competitivi, la prima cosa da fare è abbatterlo”.

    La missione in Argentina ha avuto come obiettivo principale la ricerca di fonti energetiche alternative, con particolare attenzione all’interscambio di energia. “Siamo qui anche per questo. Abbiamo parlato di interscambio di energia, sappiamo quanto abbiamo bisogno di acquistare energia”, ha affermato Orsini.

    Un punto cruciale dell’incontro è stato il riferimento alla formazione di idrocarburi non convenzionali nella regione di Vaca Muerta, situata principalmente nella provincia di Neuquén. Questa area è considerata tra le principali riserve mondiali di shale gas e shale oil. Orsini ha menzionato un investimento significativo che potrebbe “esportare cinquecento miliardi tra petrolio e gas”.

    Inoltre, l’incontro ha incluso discussioni su filiere commerciali che potrebbero rafforzare la presenza delle aziende italiane in Argentina. Orsini ha evidenziato i margini di crescita per le imprese italiane nel mercato argentino, attualmente valutato a 1,2 miliardi di euro, con potenziali incrementi fino a sette miliardi nei prossimi anni.

    Confindustria considera quindi l’Argentina non solo come un mercato promettente, ma anche come un potenziale fornitore di energia. Questi elementi potrebbero aprire a nuove occasioni di investimento e cooperazione economica tra i due Paesi.

  • Renaissance Partners acquisisce De Wave Group: un passo strategico nel settore navale

    Renaissance Partners acquisisce De Wave Group: un passo strategico nel settore navale

    In Breve

    Chi ha acquisito De Wave Group?
    Renaissance Partners ha acquisito De Wave Group.
    Qual è il fatturato previsto di De Wave per il 2026?
    Il fatturato di De Wave per il 2026 è previsto superiore a 500 milioni di euro.
    Quali sono i principali servizi offerti da De Wave?
    De Wave è specializzata in allestimenti interni per navi da crociera e yacht di grandi dimensioni.

    Renaissance Partners ha ufficialmente firmato un accordo vincolante per l’acquisizione di De Wave Group, un’azienda genovese rinomata per gli allestimenti interni di navi da crociera e yacht di grandi dimensioni. Questa operazione segna un’importante mossa strategica nel settore navale, con l’acquirente che rileva la società da Platinum Equity.

    I manager di De Wave manterranno il 20% delle quote societarie e prevedono di reinvestire la quasi totalità dei proventi derivanti dalla cessione, evidenziando così la loro fiducia nel futuro dell’azienda. L’operazione, tuttavia, è soggetta ad approvazioni da parte delle autorità Antitrust e Golden Power, con il closing previsto per il quarto trimestre del 2026. I dettagli economici dell’accordo non sono stati resi noti.

    Nel 2025, De Wave ha registrato ricavi superiori a 400 milioni di euro e impiega oltre 1.400 persone a livello globale. Le stime per il 2026 indicano un fatturato che supererà i 500 milioni di euro. Fondata nel 2014 dalla fusione di tre società complementari, De Wave serve i principali cantieri navali per progetti di new build e gli operatori crocieristici per il refit delle navi. Nel segmento new build, il portafoglio ordini supera i 2 miliardi di euro.

    Il management di De Wave sottolinea che la crescita del mercato del refit, alimentata dall’invecchiamento della flotta e dai programmi di rinnovo, sostiene una domanda ricorrente e ad alto valore. Riccardo Pompili, CEO di De Wave, ha dichiarato che questa acquisizione rappresenta un passo compiuto da una posizione di forza e ha motivato il reinvestimento della proprietà come un segnale di fiducia nel percorso futuro dell’azienda.

    Inoltre, Tommaso De Bustis, partner di Renaissance, ha evidenziato le opportunità per rafforzare la leadership di mercato, espandere la presenza negli yacht di grandi dimensioni e nei segmenti adiacenti, e perseguire acquisizioni mirate. Il piano industriale annunciato prevede il rafforzamento della leadership globale di De Wave, l’espansione nel settore crociere e nel refit di grandi yacht, operazioni di M&A strategiche, miglioramenti operativi e delle performance ESG, e lo sviluppo dell’azienda come partner di riferimento per l’industria degli interni navali.

    Renaissance Partners è stata assistita da un team di esperti, tra cui Fineurop Soditic e JP Morgan come financial advisor, Legance – Avvocati Associati per gli aspetti legali, e PwC Italy per contabilità e tassazione. Il finanziamento dell’operazione sarà fornito da un pool di banche italiane e internazionali, tra cui Intesa Sanpaolo, Banco BPM, UniCredit, Natixis e BPER.

  • L’adozione dell’Intelligenza Artificiale nel Regno Unito: sfide e opportunità

    L’adozione dell’Intelligenza Artificiale nel Regno Unito: sfide e opportunità

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    Qual è il tasso di adozione dell'AI nel Regno Unito?
    L'81% dei knowledge worker nel Regno Unito utilizza strumenti di AI settimanalmente.
    Quali sono le principali sfide nell'adozione dell'AI?
    Le aziende affrontano problemi di integrazione con processi esistenti e una mancanza di governance adeguata.
    Cosa si intende per 'shadow AI'?
    Il fenomeno in cui i lavoratori utilizzano strumenti di AI non approvati, creando attriti con le soluzioni ufficiali.

    L’adozione dell’Intelligenza Artificiale nel Regno Unito: sfide e opportunità

    Negli ultimi anni, l’adozione dell’intelligenza artificiale (AI) ha registrato una crescita significativa nel Regno Unito, con l’81% dei knowledge worker che utilizza strumenti di AI su base settimanale. Tuttavia, questa diffusione non ha portato a una trasformazione organizzativa sostanziale né a benefici operativi chiari.

    Molte aziende hanno integrato l’AI in processi già frammentati e sistemi inefficienti, il che ha portato a un aggravamento di problemi esistenti piuttosto che a soluzioni efficaci. Secondo un recente studio, il 58% dei responsabili IT ha segnalato un’alta adozione di strumenti AI, ma con guadagni di produttività misurabili limitati. Inoltre, l’82% ha dovuto affrontare aumenti di costo inattesi legati all’implementazione dell’AI.

    Un altro aspetto preoccupante è il fenomeno della “shadow AI”, dove uno su quattro lavoratori utilizza strumenti di AI non approvati, creando attriti con le soluzioni ufficiali. Questo porta a una mancanza di visibilità e responsabilità, poiché quasi due terzi dei leader IT si dichiarano interamente responsabili degli esiti derivanti dall’uso dell’AI.

    La carenza di contesto organizzativo rappresenta un ulteriore ostacolo. Quasi la metà dei leader IT ha indicato che i progetti di AI si bloccano perché i modelli non dispongono delle informazioni necessarie riguardo a struttura, priorità e diritti decisionali. Ciò rende difficile produrre output utilizzabili senza dover affrontare correzioni onerose.

    Inoltre, le metriche attualmente adottate per misurare il successo dell’AI sono spesso fuorvianti. Misurare licenze, prompt inviati o ore teoricamente risparmiate non fornisce una visione chiara del valore reale generato. L’attenzione dovrebbe invece concentrarsi su risultati concreti, come il miglioramento dei tempi di risoluzione per i clienti, la riduzione del tempo di ricerca delle informazioni e decisioni più rapide.

    Un esempio operativo significativo è la creazione di un assistente di vendita basato su AI, che misura l’impatto sul processo commerciale, i tassi di risposta e i nuovi incontri generati. Con l’emergere di agenti AI che operano autonomamente, le organizzazioni dovranno monitorare attentamente quali agenti esistono, chi li ha creati, a cosa hanno accesso e quali sono le loro autorizzazioni.

    Le aziende che otterranno un vantaggio competitivo non saranno quelle che utilizzano più strumenti di AI, ma quelle che riusciranno a collegare l’AI a responsabilità chiare, governance adeguata e flussi di lavoro ben definiti. L’adozione dell’AI rappresenta solo il punto di partenza; il vero obiettivo rimane la creazione di valore misurabile.

  • Audi conferma: nessuna vendita di Ducati nei prossimi anni

    Audi conferma: nessuna vendita di Ducati nei prossimi anni

    In Breve

    Audi venderà Ducati nei prossimi anni?
    No, Gernot Döllner ha escluso una decisione sulla vendita di Ducati nei prossimi due o tre anni.
    Quando Audi ha acquisito Ducati?
    Audi ha acquisito Ducati nel 2012 per 747 milioni di euro.
    Qual è stato il fatturato di Ducati nel 2022?
    Nel 2022, Ducati ha superato il miliardo di euro di fatturato, raggiungendo 1,089 miliardi.

    In un recente intervento, Gernot Döllner, amministratore delegato di Audi AG, ha chiarito che non è prevista alcuna decisione sulla vendita di Ducati nei prossimi due o tre anni. Questa affermazione è emersa durante una revisione complessiva del portafoglio investimenti del gruppo, in cui il marchio Ducati gioca un ruolo cruciale.

    “Per quanto riguarda Ducati, abbiamo effettuato una revisione dell’intero portafoglio di investimenti e Ducati fa parte di questo processo di revisione. Non ci sarà alcuna decisione nei prossimi due o tre anni”, ha dichiarato Döllner, sottolineando l’importanza strategica del marchio di Borgo Panigale.

    Ducati è sotto il controllo di Audi dal 2012, anno in cui il gruppo Volkswagen ha acquisito il 100% della società per 747 milioni di euro. Da allora, il marchio ha registrato una crescita significativa. Nel 2011, l’ultimo anno prima dell’acquisizione, Ducati aveva venduto poco più di 42.000 moto, generando ricavi per circa 479 milioni di euro. Nel 2022, per la prima volta, il fatturato ha superato il miliardo di euro, raggiungendo 1,089 miliardi e 61.562 moto consegnate.

    Il 2023 ha segnato un altro traguardo per Ducati, con un risultato operativo record di 112 milioni di euro e una redditività del 10,5%. Tuttavia, il rallentamento del mercato ha portato a una contrazione nel 2025, con un fatturato di 925 milioni e 50.895 moto vendute, ma questi risultati rimangono comunque superiori a quelli precedenti all’ingresso di Audi.

    La crescita di Ducati non si limita ai numeri di vendita. L’occupazione è aumentata significativamente, passando da 1.197 dipendenti nel 2012 a circa 2.000 nel 2023. Questo incremento è stato accompagnato da un potenziamento delle attività di ricerca e sviluppo e da una rete commerciale che oggi conta oltre 800 concessionari in più di 90 Paesi.

    Il valore del marchio Ducati è ulteriormente rafforzato dai successi nel motorsport, in particolare in MotoGP e nel Mondiale Superbike. Inoltre, nel 2026 è stato avviato un programma di investimenti da 121 milioni di euro, principalmente destinato alla ricerca industriale e allo sviluppo sperimentale.

    Questi fattori — la dimensione industriale, la redditività elevata, il posizionamento premium e i risultati sportivi — rendono Ducati un asset particolarmente interessante. Sebbene Döllner abbia escluso una vendita imminente, non si può escludere che in futuro, in un contesto di mercato favorevole, il marchio possa essere valutato superiormente rispetto all’operazione del 2012.