Tag: energia

  • Il Futuro della Computazione Quantistica: L’Importanza del Compute-per-Watt

    Il Futuro della Computazione Quantistica: L’Importanza del Compute-per-Watt

    In Breve

    Qual è l'importanza del compute-per-watt nella computazione quantistica?
    Il compute-per-watt è cruciale per determinare l'efficienza e la scalabilità della computazione quantistica, più del numero di qubit.
    Quali sono le sfide economiche della computazione quantistica?
    Le sfide includono la riduzione dei costi per qubit e la necessità di produzione in volumi.
    Come influisce l'AI sui consumi energetici dei data center?
    Si stima che entro il 2030, l'AI raddoppierà i consumi di energia e acqua dei data center.

    Il Futuro della Computazione Quantistica: L’Importanza del Compute-per-Watt

    La computazione quantistica, una delle frontiere più promettenti della tecnologia, sta affrontando sfide significative nel suo sviluppo commerciale. Secondo recenti studi, la scalabilità di questa innovativa tecnologia dipende più dalla quantità di calcolo utile per watt consumato (compute-per-watt) piuttosto che dal semplice conteggio dei qubit.

    Uno dei principali fattori che influenzano il costo totale di possesso per gli operatori di calcolo è la svalutazione degli investimenti e l’uso di energia. Con la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale (AI), le reti elettriche, i sistemi di raffreddamento e i data center stanno già subendo una pressione significativa. Si stima che entro il 2030, l’AI raddoppierà i consumi di energia e acqua dei data center, rendendo cruciale l’ottimizzazione dell’efficienza energetica.

    Nel contesto dei processori a qubit superconduttori, che rappresentano una delle piattaforme più promettenti per il calcolo quantistico, lo sviluppo è attualmente ostacolato da vincoli pratici. I chip sono rimasti intorno ai 100 qubit per quasi un decennio, poiché oltre il 90% della superficie è occupata dal cablaggio di controllo e lettura, piuttosto che dai qubit stessi. Inoltre, la pratica comune di collegare in rete più piccoli processori introduce perdite e connessioni rade che compromettono l’efficienza. Di conseguenza, il lavoro necessario per mantenere il sistema cresce più rapidamente rispetto ai qubit aggiunti, aumentando la potenza destinata al funzionamento piuttosto che al calcolo utile, con un impatto negativo sul compute-per-watt.

    Dal punto di vista economico, è fondamentale ridurre i costi tramite curve di esperienza. Ogni raddoppio della produzione può abbassare il costo unitario in modo ripetuto, come dimostrato nel settore dei pannelli solari, delle batterie e dei transistor. Attualmente, una macchina da un milione di qubit costerebbe tra 100 miliardi e un trilione di dollari. Per rendere la computazione quantistica economicamente praticabile, il costo per qubit deve diminuire di almeno un fattore cento, un obiettivo che richiede produzione in volumi, parti standardizzate e progressi composti, non solo dimostrazioni di laboratorio.

    Per raggiungere queste economie, è necessaria un’architettura aperta e stratificata, con una specializzazione della filiera che comprenda processori, criogenia ed elettronica di controllo, insieme a una produzione industriale standardizzata. Attualmente, esistono molti dimostratori, ma pochi attori stanno costruendo una catena di fornitura robusta. La realizzazione di una produzione industriale e di parti standard richiederà anni o decenni. Le scelte tecniche e industriali dei prossimi anni determineranno se sarà possibile ottenere processori con ordini di grandezza superiori di compute-per-watt, rendendo così la computazione quantistica una tecnologia utile su scala economica.

  • Nuove Regole per i Data Center AI: Obbligo di Contribuire agli Adeguamenti della Rete Elettrica negli USA

    Nuove Regole per i Data Center AI: Obbligo di Contribuire agli Adeguamenti della Rete Elettrica negli USA

    In Breve

    Cosa prevede il Ratepayer Protection Act?
    Il Ratepayer Protection Act obbliga i data center con picchi di richiesta superiori a 100 MW a contribuire ai costi per l'adeguamento della rete elettrica.
    Qual è l'impatto sui gestori dei data center?
    I gestori potrebbero dover finanziare gli adeguamenti anche se decidono di ritirarsi dalla rete.
    Quali sono le preoccupazioni delle organizzazioni dei consumatori?
    Le organizzazioni giudicano il provvedimento insufficiente per tutelare adeguatamente i diritti dei consumatori.

    Il 16 settembre 2026, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Ratepayer Protection Act con un ampio consenso: 417 voti favorevoli e solo 3 contrari. Questa legge prevede che i campus di data center con picchi di richiesta pari o superiori a 100 MW contribuiscano ai costi per la nuova capacità di generazione elettrica e per le infrastrutture di trasmissione e distribuzione necessarie.

    Una delle novità significative di questo provvedimento è che i gestori dei progetti impattati potrebbero essere obbligati a finanziare gli adeguamenti anche nel caso decidessero successivamente di ritirarsi o di non acquistare più energia dalla rete. Tuttavia, l’applicazione della legge non sarà uniforme su tutto il territorio nazionale: i regolatori statali avranno il compito di valutare l’adozione delle norme a livello locale, il che potrebbe portare a una diffusione differenziata delle prescrizioni.

    Questa proposta arriva in un contesto di crescente preoccupazione per l’impatto ambientale e sociale dell’espansione dei data center, che richiedono enormi quantità di energia. Infatti, la Casa Bianca ha recentemente annunciato la Ratepayer Protection Pledge, un impegno simile ma su base volontaria, che mira a incoraggiare gli operatori a contribuire agli adeguamenti della rete. Se il disegno di legge venisse recepito, trasformerebbe in obbligo ciò che attualmente è lasciato alla discrezionalità degli operatori.

    Tuttavia, nonostante l’approvazione del provvedimento, alcune organizzazioni per i diritti dei consumatori hanno espresso preoccupazione riguardo alla sua efficacia. Tyson Slocum, direttore del programma Energia di Public Citizen, ha sottolineato che, sebbene la legge apra la possibilità per gli stati di valutare misure a tutela dei consumatori, non affronta adeguatamente i numerosi altri impatti sui cittadini e sulle comunità legati all’espansione dei data center.

    Il dibattito politico su questo tema è ulteriormente accentuato dal contesto elettorale e dalla crescente preoccupazione pubblica per l’aumento delle bollette energetiche. Con l’approvazione del Ratepayer Protection Act, ci si aspetta che il confronto tra le esigenze di sviluppo tecnologico e la tutela dei diritti dei consumatori diventi sempre più acceso.

  • Biometano in Italia: 398 impianti incentivati e un futuro sostenibile

    Biometano in Italia: 398 impianti incentivati e un futuro sostenibile

    In Breve

    Quanti impianti di biometano sono stati incentivati in Italia?
    398 impianti di biometano hanno ricevuto incentivi.
    Qual è la capacità complessiva degli impianti di biometano in Italia?
    La capacità complessiva è di 1,3 miliardi di metri cubi annui.
    Qual è l'obiettivo di produzione di biometano per il 2030?
    L'obiettivo è di 5,7 miliardi di metri cubi.

    Il biometano si sta affermando come una risorsa fondamentale per la transizione energetica in Italia. Secondo i dati recenti, sono 398 gli impianti di biometano che hanno ricevuto incentivi grazie al decreto ministeriale del 15 settembre 2022, con accesso ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Questi impianti hanno una capacità complessiva di 1,3 miliardi di metri cubi all’anno, di cui 90 sono già operativi, producendo circa 275 milioni di metri cubi.

    Gli investimenti nel settore sono stati avviati con il decreto ministeriale del 2 marzo 2018, che ha previsto sostegni specifici per il biometano destinato al trasporto. Attualmente, la produzione nazionale di biometano, considerando gli impianti attivi e quelli quasi completati, ammonta a circa 2,5 miliardi di metri cubi. Tuttavia, l’obiettivo fissato dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) per il 2030 è di raggiungere 5,7 miliardi di metri cubi.

    Dal punto di vista della domanda, la crescente diffusione di contratti di fornitura a lungo termine tra produttori agricoli e consumatori industriali sta incentivando l’aumento dei volumi commercializzati. Sotto la supervisione del Consorzio Italiano Biogas, sono stati registrati ben 60 accordi per un totale di 180 milioni di metri cubi all’anno. I settori che beneficiano maggiormente di questi contratti includono l’acciaio (46%), la carta (14%), la ceramica (11%), il cemento e i laterizi (11%), la chimica (10%), l’alimentare (7%) e la plastica (2%).

    Nonostante i progressi, i volumi erogati coprono solo una parte del fabbisogno dei vari comparti, arrivando in alcuni casi a soddisfare fino al 20% della domanda. I rappresentanti delle industrie ad alta intensità di carbonio, note come ‘hard to abate’, stanno lavorando per aumentare la portata del biometano utilizzato.

    Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha descritto il biometano come una risorsa strategica per la decarbonizzazione, la sicurezza e l’autonomia energetica del Paese. Ha inoltre confermato che il ministero sta preparando un nuovo decreto di sostegno al settore, volto a promuovere ulteriormente i contratti di fornitura a lungo termine. Questo provvedimento potrebbe essere presentato all’Unione Europea entro la fine dell’anno e include anche una valutazione sull’opzione europea riguardante lo scostamento di bilancio.

    Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas, ha sottolineato l’importanza di garantire continuità e stabilità nel quadro normativo per favorire nuovi accordi a lungo termine, sostenere lo sviluppo della filiera e contribuire alla competitività e alla sicurezza energetica del Paese.

  • Schlein propone un dialogo con Meloni sul piano energetico: tensioni nel campo progressista

    Schlein propone un dialogo con Meloni sul piano energetico: tensioni nel campo progressista

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    Qual è la proposta di Schlein?
    Schlein ha proposto un piano in cinque punti per discutere l'utilizzo di 14 miliardi di euro per la transizione energetica.
    Quali sono le reazioni nel campo progressista?
    Giuseppe Conte e Angelo Bonelli hanno espresso forti critiche alla proposta, ritenendola inopportuna.
    Quali misure contiene il piano di Schlein?
    Il piano include il raddoppio del Conto termico e investimenti significativi per la riqualificazione energetica e il trasporto pubblico.

    Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha lanciato un appello alla premier Giorgia Meloni per avviare un dialogo costruttivo sulla politica energetica e sul clima. La proposta include un piano articolato in cinque punti, volto a discutere l’utilizzo di 14 miliardi di euro di risorse europee destinate alla transizione energetica fino al 2028.

    Tuttavia, l’iniziativa ha generato tensioni all’interno del campo progressista. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha espresso la sua contrarietà, affermando che non ci sono le condizioni per collaborare con l’attuale governo. Ha citato le scelte controverse riguardanti le trivellazioni, l’emanazione di otto decreti e l’aumento dei costi di carburanti e bollette come motivi di preoccupazione.

    Angelo Bonelli, esponente dei Verdi, ha definito un errore tendere la mano a un governo che, a suo avviso, ha danneggiato le politiche climatiche e aggravato la crisi energetica. Anche il tempismo della lettera, considerato inopportuno da alcuni, ha sollevato malumori, soprattutto in un momento in cui si sta costruendo un programma comune e dopo l’annuncio dell’abolizione del bollo auto.

    Il piano proposto da Schlein prevede misure significative, tra cui:

    • Raddoppio delle dotazioni del Conto termico per le pompe di calore;
    • 3 miliardi di euro aggiuntivi per il Piano casa, destinati alla riqualificazione energetica;
    • 4 miliardi per sostenere le imprese;
    • 3 miliardi per un Fondo unico per le reti metropolitane e il trasporto rapido di massa;
    • 2 miliardi per l’elettrificazione e una revisione della tassazione sull’energia elettrica rispetto al gas.

    Schlein ha descritto questi interventi come concreti e attuabili, proponendoli come base per un confronto costruttivo. La presidente del Consiglio Meloni ha risposto sottolineando che la proposta di Schlein rappresenta anche un riconoscimento del lavoro del governo, citando il Conto Termico 3.0 e i 900 milioni di euro annui stanziati dall’esecutivo. Meloni ha annunciato che approfondirà le proposte e le prenderà in considerazione se ritenute utili.

  • Coalizione per la gestione energetica dei data center: un passo verso la sostenibilità

    Coalizione per la gestione energetica dei data center: un passo verso la sostenibilità

    In Breve

    Qual è l'obiettivo della coalizione formata da Emerald AI e altre aziende?
    L'obiettivo è garantire spazio sulla rete elettrica per l'espansione dei data center attraverso la demand response.
    Come funziona il meccanismo di demand response?
    Consente ai data center di ridurre temporaneamente il consumo elettrico, sospendendo attività non critiche.
    Qual è l'importanza del software di Emerald AI?
    Permette una connessione diretta tra utility e data center, ottimizzando l'uso dell'energia.

    In un mondo sempre più digitalizzato, la domanda di capacità dei data center continua a crescere. Per affrontare questa sfida, Emerald AI ha annunciato la formazione di una coalizione con giganti tecnologici come Google, Nvidia e Anthropic, insieme a importanti utility come AES, Constellation, National Grid e NRG Energy. Questa alleanza ha come obiettivo principale la creazione dell’AI Energy Management Alliance (AEMA), un’iniziativa volta a garantire spazio sulla rete elettrica per l’espansione dei data center.

    Il fulcro dell’alleanza è la demand response, un meccanismo che consente ai data center di ridurre temporaneamente il loro consumo elettrico. Attraverso la sospensione di attività non critiche e lo spostamento di carichi di calcolo, si prevede di poter connettere ulteriori 100 gigawatt di capacità di data center alla rete. Questo approccio non è nuovo; storicamente, grandi consumatori industriali hanno partecipato a programmi di demand response, riducendo l’uso di energia durante i picchi in cambio di compensi. Oggi, i data center si trovano spesso a dover attivare gruppi elettrogeni diesel per partecipare a tali iniziative.

    Emerald AI propone un’alternativa innovativa: un software che collega le richieste delle utility con i data center. Questo sistema permette di sospendere compiti non critici o deviare carichi verso strutture dove la rete ha margine, ottimizzando così l’uso dell’energia. Altre soluzioni in campo includono strumenti sviluppati da Google e iniziative di Enel X, che utilizzano alimentazioni senza interruzione (UPS) per smussare i picchi di consumo.

    Un recente studio di Goldman Sachs ha stimato che limitare l’uso massimo della rete al 90% per alcune ore potrebbe liberare circa 76 gigawatt. Il software di Emerald AI si distingue per la sua capacità di garantire risposte rapide, simili a quelle delle batterie, grazie alla connessione diretta tra utility e data center.

    Inoltre, Emerald AI ha recentemente raccolto 150 milioni di dollari in una Serie A, guidata da Energize Capital e DCVC, per sostenere la diffusione della propria tecnologia. Ayse Coskun, chief scientist di Emerald AI, ha sottolineato che questa tecnologia non solo può ridurre la necessità di nuove fonti di generazione, ma non potrà eliminarla completamente.

    L’alleanza si propone anche di facilitare la ricerca di nuovi siti per data center, un’attività che ha presentato difficoltà sia per le aziende tecnologiche sia per le utility. Tuttavia, è importante notare che l’adozione di strategie di demand response più sofisticate non risolverà da sola tutti i problemi della rete.

    In conclusione, la creazione dell’AI Energy Management Alliance rappresenta un passo significativo verso una gestione energetica più sostenibile per i data center, contribuendo a un futuro in cui l’espansione tecnologica possa avvenire in armonia con le esigenze ambientali.

  • Innovazione nel fotovoltaico: Pannelli solari subacquei in perovskite testati fino a 10 metri di profondità

    Innovazione nel fotovoltaico: Pannelli solari subacquei in perovskite testati fino a 10 metri di profondità

    In Breve

    Quali sono le caratteristiche dei pannelli solari subacquei in perovskite?
    I pannelli sono realizzati in perovskite e possono operare fino a 10 metri di profondità, con un'efficienza di conversione di quasi il 35%.
    Quali sono le applicazioni previste per queste celle solari?
    Le celle possono alimentare sensori, telecamere, sistemi di comunicazione e veicoli subacquei autonomi.
    Quali sfide devono essere affrontate per l'uso di pannelli solari subacquei?
    Occorre considerare l'accumulo di biomassa e gli impatti ambientali sull'ecosistema marino.

    Un gruppo di ricercatori dell’Università di Yunnan ha recentemente condotto esperimenti su celle solari innovative, progettate per operare in ambienti subacquei fino a 10 metri di profondità. Queste celle, realizzate in perovskite al bromuro di piombo e arricchite con il polimero polyhexamethylene guanidine hydrochloride, hanno dimostrato prestazioni promettenti nella raccolta di energia.

    Durante i test, le celle hanno accumulato 1.416 mWh di energia a 2 metri di profondità, 752 mWh a 6 metri e 324 mWh a 10 metri. In laboratorio, la loro efficienza di conversione di potenza ha raggiunto quasi il 35%. Un esperimento condotto nel Mar Cinese Meridionale ha mostrato che una serie di celle collocate a 10 metri di profondità è stata in grado di ricaricare un pacco di batterie agli ioni di litio in sole due ore.

    Gli autori dello studio stimano che ogni dispositivo potrebbe operare per un periodo di circa cinque anni e mezzo. Questa scoperta apre la strada a molteplici applicazioni, come il supporto energetico per sensori, telecamere, sistemi di comunicazione e veicoli subacquei autonomi. Tali innovazioni potrebbero portare a sistemi marini autosufficienti alimentati da fotovoltaico subacqueo.

    Tuttavia, ci sono ancora questioni pratiche da considerare, come l’accumulo di biomassa (biofouling) che potrebbe compromettere le prestazioni delle celle e richiedere interventi di pulizia periodici. Inoltre, è fondamentale valutare gli impatti ambientali derivanti dall’interazione di questi dispositivi con l’ecosistema marino.

    In conclusione, la ricerca sulle celle solari subacquee in perovskite rappresenta un passo significativo verso l’innovazione nel settore dell’energia rinnovabile, con potenziali benefici per la sostenibilità ambientale e l’autosufficienza energetica nelle applicazioni marine.

  • Fluxnium: la nuova frontiera dell’uranio estratto dall’acqua di mare

    Fluxnium: la nuova frontiera dell’uranio estratto dall’acqua di mare

    In Breve

    Che tecnologia ha sviluppato Fluxnium?
    Fluxnium ha sviluppato una tecnologia per estrarre uranio disciolto nell'acqua di mare utilizzando fibre polimeriche.
    Qual è la quantità di uranio disponibile negli oceani?
    I depositi oceanici contengono oltre 4 miliardi di tonnellate metriche di uranio, sufficienti per circa 50.000 anni.
    Quali sono i rischi geopolitici legati all'uranio?
    La maggior parte dell'uranio proviene da pochi paesi, il che potrebbe causare carenze strutturali in caso di aumento della domanda.

    Fluxnium, una startup innovativa nel settore della tecnologia pulita, ha recentemente annunciato lo sviluppo di una tecnologia avanzata per l’estrazione di uranio disciolto nell’acqua di mare. Questa scoperta potrebbe rappresentare una svolta significativa per l’industria nucleare, offrendo una fonte di combustibile potenzialmente più sostenibile e competitiva rispetto alle tradizionali miniere di uranio.

    I depositi oceanici contengono oltre 4 miliardi di tonnellate metriche di uranio, una quantità stimata sufficiente a soddisfare la domanda globale per circa 50.000 anni. Negli ultimi cinque anni, i prezzi dello yellowcake, il concentrato di uranio, sono aumentati del 75%, creando pressioni sui costi per il settore nucleare e rendendo l’innovazione di Fluxnium ancora più rilevante.

    La tecnologia sviluppata da Fluxnium si basa su fibre polimeriche che consentono di catturare l’uranio disciolto. La startup ha collaborato con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti per licenziare la chimica necessaria e ha lavorato per aumentare la superficie delle fibre, migliorando così l’efficienza della cattura. In una dimostrazione in laboratorio, i costi per l’estrazione erano superiori a 200 dollari per libbra, ma l’ottimizzazione della superficie ha portato a una significativa riduzione del costo per unità di uranio estratto.

    Il processo prevede la produzione di lunghe fibre intrecciate che vengono dispiegate in mare su boe. Queste fibre restano in acqua per un periodo di 30-60 giorni, durante il quale catturano l’uranio. Una volta riportate a terra, le fibre vengono utilizzate per l’eluzione dell’uranio, un processo che non produce scorie tossiche. Inoltre, le stesse linee possono essere riutilizzate più volte, rendendo il processo ancora più sostenibile. L’uranio estratto viene poi purificato in yellowcake e immesso nella filiera commerciale.

    Nonostante i vantaggi della tecnologia, gran parte dei costi è legata alla fabbricazione delle fibre e al loro dispiegamento in mare. Fluxnium ha recentemente concluso un round seed di finanziamento da 7 milioni di dollari, guidato da Congruent Ventures, con la partecipazione di Active Impact Investments e Constellation Energy. Questo capitale servirà a sostenere ulteriormente lo sviluppo della tecnologia e a portarla sul mercato.

    Jeff Green, fondatore e CEO di Fluxnium, ha evidenziato anche i rischi geopolitici associati alla concentrazione delle forniture terrestri di uranio in pochi paesi. Attualmente, per l’Occidente, due terzi o tre quarti della fornitura mondiale proviene da nazioni come Kazakhstan, Uzbekistan, Russia, Namibia, Niger e Cina. Questa situazione potrebbe portare a una carenza strutturale di uranio, specialmente se la domanda continua a crescere come previsto.

    In conclusione, la tecnologia di Fluxnium rappresenta un passo importante verso un futuro energetico più sostenibile, in grado di ridurre la dipendenza dalle miniere tradizionali e di garantire una fornitura di uranio più sicura e diversificata.

  • Amazon e il Futuro della Sostenibilità: Un Ecosistema Innovativo Basato su AI e Energie Rinnovabili

    Amazon e il Futuro della Sostenibilità: Un Ecosistema Innovativo Basato su AI e Energie Rinnovabili

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    Qual è l'obiettivo dell'ecosistema di sostenibilità di Amazon?
    Ridurre l'impatto ambientale attraverso innovazione, intelligenza artificiale e energie rinnovabili.
    Quanti veicoli elettrici utilizza Amazon per le consegne?
    Amazon ha oltre 50.000 veicoli elettrici a zero emissioni.
    Dove si trovano i laboratori di robotica di Amazon?
    Uno è a Vercelli, mentre gli altri due sono a Seattle e Boston.

    Durante il Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti, tenutosi a Roma, Stefano La Rovere, global director per Robotica, Mechatronics & Imballaggi sostenibili di Amazon, ha delineato un ambizioso ecosistema di sostenibilità sviluppato dall’azienda. Questo approccio si basa su innovazione e tecnologia, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle operazioni aziendali.

    Un elemento centrale del progetto è l’uso di algoritmi di intelligenza artificiale per prevedere la domanda dei clienti con largo anticipo. Grazie a questa tecnologia, Amazon è in grado di gestire l’inventario in modo più efficiente, assicurando che i prodotti siano già vicini ai clienti al momento dell’ordine. Questo non solo riduce i tempi di consegna, ma contribuisce anche a diminuire il traffico e le emissioni inquinanti associate alle spedizioni.

    Inoltre, Amazon si è affermata come il primo acquirente in Italia e in Europa di energia carbon free nel corso dell’anno scorso. L’azienda sta accelerando l’elettrificazione delle sue flotte di consegna, con oltre 50.000 veicoli elettrici a zero emissioni già in circolazione. Questo sforzo è parte di un impegno più ampio per ridurre l’impatto ambientale delle operazioni logistiche.

    Un altro aspetto fondamentale del programma di sostenibilità riguarda il packaging. Amazon sta lavorando per sviluppare materiali più sostenibili e riciclabili, riducendo al contempo il consumo di imballaggi. Presso uno dei tre laboratori di robotica situati a Vercelli, si stanno sperimentando nuove tecnologie di imballaggio. Gli altri due laboratori si trovano a Seattle e Boston. Grazie a queste innovazioni, oggi meno della metà delle consegne in Europa avviene con il tradizionale box, mentre oltre la metà utilizza imballaggi più efficienti e su misura per il prodotto.

    Combinando tutti questi elementi, La Rovere ha definito l’insieme delle iniziative come un ecosistema virtuoso di innovazione sostenibile. Questa visione non solo mira a migliorare l’efficienza operativa di Amazon, ma rappresenta anche un passo significativo verso un futuro più sostenibile per l’industria della logistica e del commercio elettronico.

  • Clivet avvia la produzione nel nuovo stabilimento di Feltre per pompe di calore ad alta efficienza

    Clivet avvia la produzione nel nuovo stabilimento di Feltre per pompe di calore ad alta efficienza

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    Qual è l'obiettivo del nuovo stabilimento Clivet?
    Realizzare pompe di calore ad alta efficienza e contribuire alla sostenibilità.
    Quante persone lavorano nello stabilimento di Feltre?
    Attualmente 80 addetti, con piani di nuove assunzioni.
    Qual è la capacità produttiva prevista?
    8.800 unità all'anno, con il 70% destinato all'estero.

    Clivet avvia la produzione nel nuovo stabilimento di Feltre per pompe di calore ad alta efficienza

    È ufficialmente iniziata la produzione nel nuovo stabilimento di Clivet, situato a Feltre, dedicato alla realizzazione di pompe di calore e soluzioni per la climatizzazione ad alta efficienza. Questa struttura, frutto di un investimento di 24 milioni di euro, si estende su una superficie di 14.000 metri quadrati e rappresenta un importante passo avanti per la filiera industriale locale.

    Attualmente, lo stabilimento impiega 80 persone, di cui 50 direttamente nella produzione e il resto in ruoli amministrativi e tecnici. In risposta alla crescita del mercato, sono previsti ulteriori piani di assunzione.

    Il nuovo impianto si inserisce nel contesto di espansione di Mbt Climate, la divisione europea di Midea Building Technologies, dopo l’apertura dell’Innovation Centre di Padova, dedicato alla ricerca e sviluppo nel settore HVAC. Questo stabilimento non solo contribuisce allo sviluppo industriale, ma supporta anche gli obiettivi europei di carbon neutrality e sostenibilità.

    A pieno regime, la capacità produttiva dello stabilimento è prevista a 8.800 unità all’anno, raddoppiando così l’attuale capacità per le specifiche linee produttive. È interessante notare che circa il 70% della produzione sarà destinato ai mercati esteri, in particolare nel Centro-Nord Europa.

    Il nuovo stabilimento integra tecnologie avanzate a basso impatto ambientale. Sul tetto è stato installato un impianto fotovoltaico composto da 1.008 pannelli, con una potenza totale di 805 kWp, che si stima possa coprire il 67% dei consumi energetici, con un autoconsumo previsto dell’87% e un contributo alla rete elettrica.

    Stefano Bellò, presidente e CEO di Clivet, ha descritto l’apertura dello stabilimento come un passo strategico per aumentare la capacità produttiva e rispondere alle crescenti richieste del mercato europeo. Marco Bertazzo, plant manager, ha evidenziato come le linee produttive siano state sviluppate secondo i principi della lean manufacturing, progettate per integrare robot, robot collaborativi e veicoli a guida autonoma, con significativi investimenti nella formazione e nello sviluppo delle competenze del personale.

    Inoltre, per l’edificio è stata richiesta la certificazione LEED Silver, a testimonianza dell’impegno di Clivet verso pratiche sostenibili e responsabili.

  • Siderurgia bresciana: accordo per forniture di biometano da 34 milioni di metri cubi all’anno

    Siderurgia bresciana: accordo per forniture di biometano da 34 milioni di metri cubi all’anno

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    Qual è il volume di biometano fornito dalle aziende siderurgiche bresciane?
    Le aziende siderurgiche bresciane forniranno circa 34 milioni di metri cubi di biometano all'anno.
    Quali sono le aziende coinvolte nell'accordo?
    Le aziende coinvolte includono Feralpi Group, Alfa Acciai, Duferco e altre acciaierie bresciane.
    Qual è l'obiettivo del progetto Green Metals Brescia?
    L'obiettivo è promuovere la decarbonizzazione e l'autonomia energetica nel settore siderurgico.

    Un significativo passo verso la sostenibilità energetica è stato compiuto da un gruppo di aziende siderurgiche bresciane, che hanno recentemente stipulato contratti di fornitura di biometano con dodici realtà agricole locali. L’accordo prevede un volume complessivo di circa 34 milioni di metri cubi all’anno, un’iniziativa che si inserisce nel progetto di decarbonizzazione e autonomia energetica denominato Green Metals Brescia.

    Promossa da Confindustria Brescia e dal consorzio Ramet, che riunisce 22 aziende metallurgiche, l’iniziativa mira a monitorare gli impatti sul lavoro e sul territorio in collaborazione con il Consorzio Italiano Biogas (Cib). Tra le aziende coinvolte si annoverano sei acciaierie di spicco: Feralpi Group, Alfa Acciai, Duferco, Industrie Riunite Odolesi, Ori Martin e Ferriera Valsabbia, insieme a Raffmetal, specializzata nella produzione di leghe di alluminio in colata continua.

    Il biometano fornito coprirà circa il 18% del fabbisogno annuo di metano del gruppo, corrispondente al consumo di circa 35-40 mila abitazioni in un anno. Questa operazione non solo rappresenta un passo avanti nella transizione energetica, ma contribuisce anche a ridurre l’esposizione delle aziende alle fluttuazioni internazionali del prezzo del gas.

    La fase di avvio di questo progetto risale a oltre un anno fa. Nel marzo 2025, Confindustria Brescia e Cib hanno firmato un accordo di collaborazione, mentre nel marzo 2026, Acciaierie di Calvisano (parte di Feralpi Group) ha formalizzato il primo contratto con AB Ambiente. I contratti hanno una durata quinquennale, rinnovabile per tre volte, con un orizzonte potenziale di 15 anni. Il valore delle quote di CO2 risparmiate è stimato in circa 5 milioni di euro all’anno, con benefici ripartiti tra produttore e consumatore.

    Simone Zanolini, portavoce dell’iniziativa, ha sottolineato che “questa iniziativa rappresenta un passaggio particolarmente significativo nel percorso di decarbonizzazione dell’industria bresciana”. Il biometano, infatti, consente di sostituire progressivamente il metano fossile senza richiedere modifiche radicali agli impianti esistenti.

    Il progetto sarà presentato in occasione del convegno “Biomethane Purchase Agreements – Nuove sinergie tra agricoltura e industria per la decarbonizzazione”, che si terrà il 17 settembre a Milano, promosso dal Cib.