Tag: clima

  • Riscaldamento e trasformazioni negli ecosistemi artici: il caso di Ny-Ålesund

    Riscaldamento e trasformazioni negli ecosistemi artici: il caso di Ny-Ålesund

    In Breve

    Quali cambiamenti climatici sono stati osservati a Ny-Ålesund?
    A Ny-Ålesund si è registrato un aumento delle temperature e l'atlantificazione dei fiordi negli ultimi trent'anni.
    Che ruolo ha la stazione 'Dirigibile Italia' nella ricerca climatica?
    La stazione fornisce dati cruciali per monitorare i cambiamenti climatici e gli ecosistemi artici.
    Cosa è emerso dal progetto LIQUIDICE nel 2026?
    Il progetto ha rilevato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale, con effetti significativi sulla fauna locale.

    La stazione ‘Dirigibile Italia’, situata a Ny-Ålesund, ha fornito dati cruciali per comprendere i cambiamenti climatici nell’Artico. Operativa dal maggio 1997 e gestita dall’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP) dal 2020, questa stazione ha registrato un progressivo aumento delle temperature negli ultimi trent’anni, insieme all’atlantificazione dei fiordi e a trasformazioni significative negli ecosistemi polari.

    Le infrastrutture di monitoraggio, tra cui la Amundsen-Nobile Climate Change Tower di 34 metri e il laboratorio Gruvebadet, sono fondamentali per l’analisi dei parametri atmosferici, della composizione dell’aria e degli scambi energetici tra la superficie e l’atmosfera. Inoltre, i sistemi mooring ancorati al fondale misurano costantemente parametri fisici, chimici e biologici della colonna d’acqua.

    Le serie storiche raccolte tra il 1993 e il 2011 mostrano un incremento della temperatura media compreso tra 1.1 °C e 1.35 °C per decennio. Nelle acque del Kongsfjorden, si è registrato un aumento di circa 1 °C ogni dieci anni, segnalando una crescente influenza delle masse d’acqua atlantiche. Un’ulteriore evidenza di questo cambiamento è emersa nell’aprile 2026, quando il progetto europeo LIQUIDICE ha rilevato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale, portando a una fusione precoce del manto nevoso e alla formazione di canali d’acqua sui ghiacciai. Questi fenomeni hanno compromesso l’accesso al cibo per la fauna locale.

    La deposizione di aerosol e polveri ha ridotto l’albedo della neve, accelerando lo scioglimento del ghiaccio marino e favorendo la sostituzione del ghiaccio pluriennale con strati più sottili e vulnerabili. Le rilevazioni hanno inoltre documentato il degrado del permafrost, con il rischio di rilascio di gas serra dal terreno, e l’espansione della vegetazione nota come Arctic Greening.

    I ricercatori sottolineano l’importanza delle serie di lungo periodo, che sono essenziali per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti indotti dall’uomo. Questi dati non solo aiutano a comprendere quanto l’Artico stia cambiando, ma anche la direzione di tali mutamenti.

    Le prospettive della ricerca polare italiana saranno al centro della Conferenza nazionale polare che si terrà a Roma dal 5 al 7 ottobre, organizzata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS. Questo incontro rappresenta un’importante opportunità per discutere i risultati e le implicazioni delle ricerche condotte in questo campo cruciale per il futuro del nostro pianeta.

  • Arriva una perturbazione atlantica: addio caldo record e benvenuti temporali

    Arriva una perturbazione atlantica: addio caldo record e benvenuti temporali

    In Breve

    Cosa porterà la perturbazione atlantica in Italia?
    La perturbazione porterà un calo delle temperature e temporali.
    Quando avverrà il cambiamento climatico?
    Il cambiamento inizierà nelle prossime ore, con effetti già da martedì sera.
    Quali regioni saranno maggiormente colpite?
    Le regioni del Nord, in particolare Liguria, Lombardia e zone alpine.

    Una perturbazione atlantica si sta avvicinando all’Italia, promettendo di porre fine alla lunga fase di caldo record che ha caratterizzato il Paese nelle ultime settimane. Le previsioni indicano un calo delle temperature che potrebbe raggiungere i 8°C, accompagnato da temporali e piogge.

    Secondo il meteorologo Lorenzo Tedici, responsabile media de iLMeteo.it, martedì 8 settembre sarà l’ultima giornata di caldo intenso, con punte di temperatura che toccheranno i 35°C al Nord e i 36-37°C al Centro-Sud. A Milano, ad esempio, i 33°C previsti per martedì scenderanno a circa 26°C mercoledì, segnando un netto cambiamento climatico.

    Entro il fine settimana, le massime si stabilizzeranno attorno ai 28-30°C in gran parte d’Italia, valori che solo poche settimane fa rappresentavano le minime notturne in alcune regioni insulari e costiere. Questo cambiamento climatico è particolarmente significativo in un contesto in cui l’Italia presenta ancora un’anomalia termica di circa +7°C, insieme a mari più caldi di circa 4°C rispetto alla media settembrina.

    Le precipitazioni sono attese già dalla sera di martedì, interessando in particolare la Liguria di Levante, la Lombardia e le zone alpine. Mercoledì e giovedì, la perturbazione si intensificherà, coinvolgendo anche il resto del Nord, mentre entro venerdì si estenderà alle regioni centrali. Nella prima fase, il Sud sarà per lo più risparmiato dai fenomeni più abbondanti, con un peggioramento previsto a partire dal weekend.

    I modelli meteorologici indicano che il calo termico sarà duraturo, anche se non si escludono alcune punte di caldo al Meridione fino a metà mese. Complessivamente, si prevede una progressiva normalizzazione delle condizioni atmosferiche dopo un periodo di caldo estremo.

  • Estate 2026: Un Bilancio Allarmante per i Ghiacciai Alpini

    Estate 2026: Un Bilancio Allarmante per i Ghiacciai Alpini

    In Breve

    Qual è il bilancio dei ghiacciai alpini per l'estate 2026?
    L'estate 2026 ha visto un'accelerazione della crisi climatica con temperature record e oltre 70 eventi meteo estremi.
    Quali ghiacciai sono stati osservati?
    Sono stati monitorati ghiacciai simbolo come Adamello, Grande Motte, e Montasio.
    Quali azioni sono richieste per affrontare la crisi?
    Si richiede l'adozione di politiche di mitigazione e un monitoraggio continuo delle condizioni in alta quota.

    L’estate 2026 ha rappresentato un momento critico per i ghiacciai delle Alpi, superando in gravità le estati precedenti del 2022 e 2023. La campagna ‘Carovana dei ghiacciai’, realizzata in collaborazione con Cipra Italia e la Fondazione Glaciologica Italiana, ha rivelato dati preoccupanti riguardo l’accelerazione della crisi climatica in alta quota.

    Le temperature elevate e uno zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri hanno contribuito a una situazione allarmante, aggravata da scarse precipitazioni nevose e da oltre 70 eventi meteo estremi registrati da gennaio a fine agosto 2026. Sette ghiacciai simbolo, tra cui quelli dell’Adamello, Grande Motte, e il ghiacciaio del Montasio, hanno mostrato segni evidenti di arretramento e instabilità, con un aumento delle colate detritiche e significativi crolli, in particolare sulla parete nordest del Monviso.

    In corrispondenza del ritiro dei ghiacciai, si osserva la diffusione di nuova vegetazione e di specie pioniere, un fenomeno che ha importanti implicazioni per la gestione del territorio montano. Gli esperti sollecitano l’adozione urgente di politiche di mitigazione e adattamento, nonché un monitoraggio continuo delle condizioni in alta quota.

    Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, ha affermato: “Le Alpi sono una delle sentinelle della crisi climatica in atto. Questa estate, segnata da caldo record e ondate di calore, ci ricorda che non c’è più tempo da perdere. È fondamentale implementare politiche di mitigazione e adattamento, sia in montagna che nelle aree urbane”.

    Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, ha aggiunto che quanto accaduto in Nepal deve servire da monito per il resto del mondo. “È necessaria una governance europea della montagna, unita a campagne di informazione e sensibilizzazione per cittadini e comunità locali, con un focus sull’acqua, risorsa fondamentale”.

    Le osservazioni della Carovana dei Ghiacciai 2026 indicano che non si tratta di episodi isolati, ma di un processo di deglaciazione strutturale, accelerato da un riscaldamento climatico che nelle Alpi avanza a un ritmo doppio rispetto alla media globale. Il 2026 segna una svolta: la deglaciazione è ora osservabile in tempo reale, con effetti visibili sul paesaggio in poche settimane.

    Gli esperti della Fondazione Glaciologica Italiana, Valter Maggi e Marco Giardino, hanno sottolineato l’urgenza di un monitoraggio continuo per anticipare gli scenari di instabilità imminente. La situazione attuale richiede un’azione concertata e immediata per affrontare le sfide poste dalla crisi climatica.